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CNR e Cobat: consorzio per smaltire le batterie al litio3

logo-cnr-2Quello delle batterie al litio, le batterie che per intenderci sono contenute in tantissimi dei dispositivi che utilizziamo ogni giorno, come smartphone e tablet, è un problema molto serio, almeno sotto il profilo ecologico.

Sono difficilissime (e costosissime) da smaltire, e da noi ancora non vale quella norma di buona civiltà che negli USA obbliga i produttori a farsi carico dello smaltimento di questo tipo di rifiuti.

Per questo motivo il CNR e Cobat hanno firmato un accordo quadro che porterà a creare delle task-force di ricercatori, con l’obiettivo di realizzare un sistema di smaltimento per questo tipo di rifiuti tecnologici che, oltre ad essere ecologico, sia anche economicamente fattibile.

Un accordo per tre anni

L’accordo tra i due importanti enti avrà una durata di 3 anni, e porterà alla creazione di due team di ricerca, che avranno l’obiettivo di mettere a punto un processo di smaltimento e stoccaggio che liberi il nostro paese dai rischi che le batterie al litio impongono sulla natura e sulla collettività.

Un passo importantissimo nella giusta direzione, che è quella di tenere sempre sotto controllo la creazione e lo smaltimento di rifiuti che, dati i ritmi ai quali gli smartphone vengono sostituiti, diventano sempre più sostenuti.

Peccato non aver coinvolto i produttori

Il grande rammarico è per l’occasione persa: si sarebbero dovuti coinvolgere i produttori, che nonostante generino guadagni importanti in questi settori, al momento (e fatte salve alcune sparute eccezioni), non si sobbarcano i costi dello smaltimento di questi prodotti, che ricadono totalmente sulla comunità.

Scucire dei fondi ai produttori per finanziare un progetto che si manterrà solo grazie all’intervento pubblico avrebbe restituito all’intera vicenda un framework più giusto entro il quale muoversi, attribuendo oneri e responsabilità a chi di dovere.

Non è stato così, e nonostante sia necessario salutare con gioia l’iniziativa, rimane l’amaro in bocca per l’ennesima spesa di un settore pubblico che, ancora una volta, si trova da solo a fronteggiare gli enormi costi creati da una economia ad impronta ecologica ancora troppo grande.

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